mercoledì 28 marzo 2012

Due domande sulla 'carrambata' di SuperMario ad Appiano


di Giovanni Capuano

Gli unici che non hanno creduto alla tesi della 'carrambata' o di un gesto goliardico da parte di Balotelli sono stati gli inglesi che, infatti, sui tabloid oggi hanno definito la comparsata a reti unificate di SuperMario ad Appiano Gentile "un gesto improprio". Perché è difficile credere che tutto sia avvenuto per caso come è stato raccontato.

Ci sono troppi particolari curiosi che non hanno ancora spiegazione a partire da quale urgenza avesse l'ex attaccante dell'Inter di correre a salutare davanti a venti telecamere e in piena conferenza stampa un allenatore che quando lui lasciava Milano in rotturna prolungata con compagni, società e tifosi stava ancora al settore giovanile della Roma e che mai ha incrociato in vita sua. 

Perché a mala pena si sarebbe potuta comprendere l'apparizione per augurare buona fortuna a un tecnico che ti ha cresciuto e che ora tenta il grande salto, ma così no. E allo stesso modo è incredibile che una società del livello dell'Inter consenta a un estraneo di rubare la scena in un momento tanto delicato quanto può essere il debutto davanti ai microfoni di un giovane deb alle prese con un'eredità pesantissima. 

Ieri invece l'ingresso a favore di telecamere di Balotelli è stato benedetto da Ernesto Paolillo (amministratore delegato), Marco Branca (direttore tecnico) e Piero Ausilio (direttore sportivo). E' durato pochi secondi ma è stato sufficiente perché se ne parlasse in tutta Europa oscurando in parte anche il d-day di Stramaccioni. 

Chi ci ha guadagnato? Che da qualche mese sia in atto un processo di riavvicinamento tra Balotelli e il mondo-Inter è ormai noto. Lo stesso giocatore, che lasciò Milano dopo aver litigato con tutti e lanciato a terra la maglia davanti a 90mila spettatori invasati per la vittoria sul Barcellona, ha concesso più di un'apertura. Moratti ha detto chiaro e tondo che lo riprenderebbe di corsa e l'intervista rilasciata da Gasperini a 'La Gazzetta dello Sport' ha svelato il clamoroso retroscena dello scorso luglio quando il presidente gli confidò di poter riportare a Milano il talento fuggito a Manchester. 

Sarebbe sinceramente uno choc per un mondo che ha ormai metabolizzato come inevitabile il passaggio prima o poi del talento cullato in casa al Milan. Proprio per questo i sorrisi di Balotelli, le pacche sulle spalle e i baci ostentati in diretta tv (e non si dica che nessuno sapeva di essere ripreso e rilanciato ovunque) stridono con tutte le certezze fin qui accumulate. I sussurri raccontano di contatti frequenti tra l'agente di Balotelli, Mino Raiola, e i dirigenti dell'Inter. A luglio non è scontato che Mancini sia ancora l'allenatore del Manchester City e che gli sceicchi non si siano stufati delle sue bizze che vanno di pari passo con i gol e una crescita ancora troppo lenta. 

"Un suo ritorno? Mai di mai" ha chiosato Paolillo, ieri il più caldo ad accoglierlo: "E' venuto a ritirare una maglia, quella che aveva lasciato sul campo in una famosa partita. Noi l'abbiamo messa via, l'abbiamo lavata e stirata e ieri è venuto a ritirarla" la sua spiegazione. Verità o mezza bugia si tratta comunque di un racconto dal forte valore simbolico. Raramente nel mondo del calcio le cose accadono senza una spiegazione e da ieri l'idea che la storia tra Balotelli e l'Inter possa riannodarsi proprio partendo da quella maglia gettata sul prato di San Siro è un po' meno folle di prima.

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