mercoledì 8 giugno 2011

Calcioscommesse/5: la cupola della serie A e le notizie che è meglio non dare


Non c’è dubbio che le parole pronunciate dal procuratore di Cremona Di Martino al termine della maratona di interrogatori con al centro della scena il dentista anconetano Pirani abbiano mutato molto lo scenario della vicenda calcio scommesse. Se ne è accorto il direttore de La Gazzetta dello Sport, Andrea Monti, che ha sentito la necessità di firmare un editoriale in prima pagina dal titolo forte (‘Sensazioni shock’) e dal contenuto ancor più interessante. Sostiene Monti che se le sensazioni del magistrato risultassero fondate, “… andrebbero a farsi benedire la credibilità del calcio italiano, il suo valore patrimoniale…” classifiche e calendari. Osserva – unico a trarre questa conclusione per altro condivisibile – che il tenore della dichiarazione lascia trasparire come i magistrati “… abbiano altre carte in serbo…” e, in conclusione, invita i media “… almeno quelli seri…” a non pubblicare tutto quello che arriva dai corridoi della Procura di Cremona compresi spifferi e boatos che stanno circolando in grande quantità.

Prima di sollevare la scontata obiezione che il quotidiano più venduto e letto d’Italia si muove adesso che nel polverone rischia di entrare qualche grande club (Inter, Roma e Fiorentina su tutti) con presenze importanti nei consigli d’amministrazione e bacini di riferimento che sarebbe sanguinoso perdere, è bene sottolineare come la svolta imposta dalle parole di Di Martino obblighi chi si occupa di sport e di giustizia sportiva a una riflessione approfondita. Non ci stancheremo mai di ricordare che le condanne che saranno (eventualmente) comminate a società e giocatori entro la fine di luglio si baseranno su certezze e riscontri molto inferiori rispetto a quelle che correderanno il processo della giustizia ordinaria, se mai sarà celebrato. Vige il principio dell’inversione dell’onere della prova e, soprattutto, c’è la certezza che a fare la differenza saranno gli atti che la Procura di Cremona e le altre procure italiane potranno e vorranno girare a Palazzi nei prossimi giorni. Non tutti gli atti che entreranno in quel faldone. E per finire in serie B o essere penalizzati basterà poco e, come le vicende di Calciopoli dimostrano, il verdetto non sarà emendabile dai successivi passaggi nelle aule dei tribunali qualunque sia lo scenario che si aprirà nelle fasi successive dell’inchiesta.

Ecco perché l’invito a non sbattere il mostro in prima pagina almeno sui quotidiani sportivi se non si ha la fondata certezza che quanto meno la notizia o indiscrezione è credibile va preso sul serio. Per i giudiziaristi dei grandi quotidiani politici certe trascrizioni di intercettazioni sono solo il ‘colore’ con cui arricchire un pezzo. Per chi si occupa di giustizia sportiva sono tutto. Per alcuni giocatori, dirigenti e società fanno la differenza tra la serenità e il dramma. Al magistrato che si occupa della vicenda penale è consentito trasmettere sensazioni sul coinvolgimento diretto delle società nelle combine. A quello che dovrà collaborare con la Procura Federale no. Meglio aspettare le prove, anche minime e incomplete, che nel cuore dell’estate contribuiranno a ridisegnare il panorama del calcio italiano.

Giovanni Capuano

Nessun commento:

Posta un commento