venerdì 3 giugno 2011

Calcioscommesse/2: i dubbi di un'inchiesta in cui non tutto viene detto. Chi indagava per conto di Palazzi?


Ci sono molte cose che si faticano a comprendere in questa prima fase dell’inchiesta che sta sconvolgendo il mondo del calcio. L’impressione è che molti sapessero (e sappiano) più di quanto viene detto e che non tutti abbiano compiuto gli atti necessari per stroncare da subito il fenomeno. Ad esempio è curiosa la posizione della Cremonese e dei suoi dirigenti. Scoperto l’inganno il giorno della partita con la Paganese e del malore di 5 suoi giocatori risulta agli atti che sia stata presentata denuncia alla Questura di Cremona. La denuncia da cui è partito tutto. Ma non si ha notizia di analoga segnalazione alla Procura Federale come, invece, impone il Codice di Giustizia Sportiva. Era il 14 novembre 2010. Se la segnalazione non è stata fatta la Cremonese ha infranto i regolamenti. Se l’ha fatta bisogna chiedere al procuratore Palazzi cosa è successo nei sei mesi successivi visto che ora i palazzi del calcio si dichiarano all’oscuro di tutto. E se la Cremonese dubitava di un suo tesserato (il portiere Paoloni) è lecito attendere la finestra di mercato di gennaio per venderlo al Benevento e liberarsi del dubbio? Pare che a Benevento la domanda se la stiano ponendo tanto da aver messo in mano a un legale tutte le carte.
C’è poi la questione del coinvolgimento della serie A. Quanto letto sinora non configura certamente profili penali ma dovrebbe interessare la Procura Federale anche solo per cancellare le ombre. Ma se Palazzi può chiarisca immediatamente la fondatezza o meno del retroscena raccontato dalla Gazzetta dello Sport (3 giugno 2011 a pg. 3). Se dirigenti di club di serie A si sono infiltrati a marzo tra i tavoli di un noto locale milanese per scoprire, di concerto con la Procura Federale, chi stava truccando il finale della stagione nella massima serie (con prove raccolte, almeno stando al racconto della Gazzetta) non è sufficiente dire che si attendeva l’intervento della giustizia ordinaria per poi affannosamente rincorrere gli atti della Procura di Cremona col rischio di un nuovo pasticcio a rate sul modello Calciopoli. Per la giustizia sportiva basta poco per certificare la colpevolezza di società e tesserati. Molto meno di quanto serve a un giudice ordinario. E poi scusate. Dirigenti di società mascherati da 007? Quali società? E su mandato di chi indagavano? Con quali garanzie di assenza di conflitti di interesse?

Giovanni Capuano

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