mercoledì 13 luglio 2011

Il momento giusto per non vendere il Milan e gli alibi di mercato


L’enfasi con cui il mondo Milan ha accolto l’annuncio che la sentenza sul lodo Mondadori non costringerà il presidente Berlusconi ad alcun passo indietro, è solo l’ultimo tassello di una strategia comunicativa che ha caratterizzato i tre giorni del ‘grande silenzio’ dopo il colpo da ko inferto dal Tribunale di Milano. L’ipotesi della cessione del 51% del club a un magnate russo (rilanciata da Repubblica) ha certamente aiutato lo Berlusconi e il suo entourage a creare un clima sfavorevole alla sentenza. E, allo stesso tempo, ha consegnato a Galliani e soci un formidabile assist per l’ultimo mese e mezzo di calciomercato.

Che il Milan fosse l’asset giusto da mettere in vendita per fare cassa e far fronte al debito da 560 milioni di euro lo dubitiamo. Basta dare un’occhiata all’ultimo bilancio approvato nell’aprile scorso per farsi un’idea. Bilancio chiuso con un rosso record da 69,7 milioni di euro, ricavi calati da 307 a 253 e costi cresciuti da 302 a 330 milioni. un bilancio che si sarebbe potuto aggiustare solo con una plusvalenza a sei zeri modello quella consentita dalla cessione di Kakà (+64 milioni nel 2009). Una fotografia di una società poco appetibile in termini puramente finanziari e alla quale un eventuale investitore potrebbe essere interessato solo in presenza di potenzialità di sviluppo che oggi mancano al Milan così come al calcio italiano in genere.

L’ammissione di Galliani che – seppure a malincuore – Milan e Inter giocheranno a San Siro almeno fino al 2016, l’annuncio che dal gennaio 2012 anche la società rossonera “...dovrà ridurre il monte spese per rientrare nel fair play finanziario...”, la suddivisione dei diritti tv penalizzante per le grandi e, più in generale, lo scarsissimo appeal del prodotto Serie A limitano di molto i margini di manovra.

Dunque la favola del ‘magnate russo’ disposto a investire per lasciare a Berlusconi la presidenza onoraria (e poi vagli a spiegare che non si poteva più permettere le toccate e fuga a Milanello da presidente-allenatore) è durata lo spazio di un week end. Ora rimane la patata bollente in mano a Galliani. Mister X potrebbe non arrivare più e visti i prezzi che circolano potrebbe non essere un male. Ma spiegarlo oggi è un po’ più semplice e potrebbe essere meno complicato anche giustificare un’uscita eccellente. Perché c’è un dato che ancora non torna nel mondo Milan: è vero che gli effetti della cessione di Ronaldinho (risparmi per circa 12 milioni di euro) si faranno sentire sul prossimo bilancio, però la campagna acquisti sin qui è stata dispendiosa (una ventina di milioni tra El Shaarawy, Boateng e la prima rata di Ibrahimovic). Una situazione insostenibile per un club che parte da -69,7 e deve risalire velocemente la china per non sbattere nel rigore di Platini.

Giovanni Capuano

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