La strategia messa in campo dagli Agnelli come secondo atto della guerra sullo scudetto 2006, frettolosamente giudicata “convincente” da La Gazzetta dello Sport, con l'eccezione dell'unico punto che davvero sta a cuore ai dirigenti Fiat, e cioè il risarcimento dei presunti danni subiti, è stata finalmente tradotta per quella che è da Emanuele Gamba su La Repubblica. “Non si sa se la Juve riavrà gli scudetti ma già il solo fatto di volerli incendia le passioni, allarga il consenso, vela le delusioni degli ultimi anni. E più si alzano i toni, più il gradimento cresce” ha scritto l'inviato a Villar Perosa per raccontare la giornata che una volta era una passerella davanti agli occhi dell'Avvocato e oggi si è trasformata in una fiera di provincia da usare come cassa di risonanza di una guerra di cui tutti gli juventini per primi si dovrebbero vergognare se, come punto più alto, produce striscioni come il “Moggi signore degli Agnelli” visto a bordocampo.
Siamo insomma al Bar Sport. Dopo le minacce, le accuse alla Federcalcio di avere la coscienza sporca e la recita della relazione di Palazzi quasi fosse un mantra, la coppia Agnelli-Elkann ha scalato un altro gradino. Lo scudetto degli onesti trasformato in scudetto dei prescritti e le battute sull'età di Moratti sarebbero di troppo al bancone di un bar, figuriamoci in bocca a due capitani d'industria in erba.
Parole ad uso evidentemente interno (nel senso di mondo juventino) senza che nessuno si sia incaricato in queste settimane, o almeno in queste ore, di spiegare al numero uno della Juventus che di questo passo sarà difficile poter giocare Inter-Juventus e viceversa quando il calendario le proporrà (si inizia il 30 ottobre) e che ogni richiamo al senso di responsabilità per i tifosi suonerà vuoto e ipocrita se un presidente, per primo, si comporta come l'ultimo degli ultrà. Disperiamo che a richiamare Agnelli possa essere la Figc sin qui capace di far trapelare solo un po' di stizza per la tempistica della conferenza stampa a poche ore dalla festa della nazionale a Bari. Come se il resto non fossero problemi di Abete e soci.
La coppia Agnelli-Elkann comunque non sente ragioni. Chi ha seguito la parabola delle sue azioni stenta oggi a capire quale sia il vero obiettivo. La revoca dello scudetto all'Inter? La restituzione come se le telefonate di Facchetti cambiassero davvero la posizione della Juve moggiana? I soldi della Federcalcio? Il confine viene spostato ogni giorno più in là con il dubbio – ma ora è quasi una certezza – che a questa storia non ci sarà mai fine perché, risarcimenti a parte, si tratta solo di una strategia mediatica per far dimenticare al popolo juventino che i nuovi Agnelli non valgono quelli vecchi. Per completare la parabola del presidente-ultrà non resta ora che il rutto (libero) in tribuna durante la partita, uno striscione contro la tessera del tifoso e, in ultimo, una bella rissa con qualche tifoso avversario.
Troppo facile sottolineare come Agnelli quello vero, l'Avvocato, non si sarebbe mai piegato ad argomenti buoni giusto per la discussione davanti a cornetto e cappuccino. Infatti lui il calcio italiano lo comandava e gli bastava una battuta o anche una semplice scrollatina di spalle per far valere i suoi diritti. Andrea no. Lui ha inventato il nuovo stile-Juve. Un misto di arroganza e impotenza. Più impotenza che arroganza a dir la verità, ma evidentemente ai tifosi juventini va bene così.
Giovanni Capuano






