Da tempo ormai sapeva che il suo destino era segnato. Conviveva con un tumore alla testa che lo aveva colpito, lottava come un leone pur sapendo che si sarebbe solo trattato di una lunga agonia. Carlo Petrini, però, non aveva smesso di combattere per le sue verità e per smascherare il marcio del mondo del calcio così come faceva da quando quel mondo aveva lasciato con addosso il marchio infame del corrotto, travolto dal grande scandalo del calcioscommesse di inizio anni Ottanta.
